La storia dietro
Born Stubborn, secondo DoReSol
Sepultura porta il peso della propria ribellione in Born Stubborn, un brano che non chiede permesso per suonare diverso. Non è solo un riff che si fissa nella memoria, ma una dichiarazione d'intenti: la band brasiliana spinge il metal verso ritmi che respirano dalla terra che li ha visti nascere. Il suono qui non si limita a chitarre distorte o batterie accelerate; pulsa con l'energia dei tamburi di Carlinhos Brown, intrecciando strati di percussioni comunitarie su una base che oscilla tra il tribale e il brutale. Il risultato è un pezzo che non somiglia a nulla altro nel loro catalogo, dove l'ostinazione non è un difetto, ma il motore della loro identità.
Registrato nel 1996 come parte di Roots, il sesto album di Sepultura, questo brano fu ultimato in Europa alla fine di febbraio e attraversò l'Atlantico tre settimane dopo negli Stati Uniti. Fu l'ultimo album con Max Cavalera alla guida, prima che la sua uscita a dicembre dello stesso anno lasciasse un vuoto nella formazione classica. La produzione fu affidata a Ross Robinson, che aveva già lavorato con band che cercavano di infrangere gli schemi, e il missaggio fu curato da Andy Wallace, noto per il suo orecchio nel catturare la crudezza senza perdere definizione. Tra gli ingegneri, Rob Agnello, Chuck Johnson e Richard Kaplan si alternarono per registrare ogni colpo di batteria e ogni nota distorta, mentre Steve Sisco bilanciava il mix finale in studio. Con una durata esatta di quattro minuti e otto secondi, Born Stubborn racchiude quella miscela di testardaggine ed evoluzione che definì Sepultura in quel periodo.
Dall'album
Roots
Sepultura · 1996 · Track 10
Dati
Crediti
Testo Max Cavalera
Musica Sepultura