La storia dietro
Askim, secondo DoReSol
Askim non suona come il resto di The Epic. Non è che sia più lunga —anche se con 12 minuti e 35 secondi lo è—, ma piuttosto che dove le altre canzoni di Kamasi Washington si espandono in strati ritmici e armonici, questa rimane ferma, respirando. Non c'è fretta. Il brano è costruito attorno a un assolo di sax che ripete una frase melodica minima, quasi come un lamento, mentre il basso e la batteria tracciano un groove ipnotico che non spinge in avanti, ma invita a immergersi nel suono. Non è jazz di esibizione tecnica; è jazz atmosferico, dove ogni strumento sembra suonare dall'interno della stessa ombra.
È stato registrato tra vari ingegneri in sessioni che non cercavano la perfezione, ma qualcosa di più organico. Kamasi Washington appare come arrangiatore e produttore, ma il credito più curioso è quello dei sette tecnici che hanno firmato la registrazione: Tony Austin, Chris Constable, Julie Everson, Carson Lehman, Conrad Leon, Brian Rosemeyer e Tyler Shields. Non ci sono nomi di stelle qui, solo un team che ha catturato ciò che stava accadendo in quel momento. Il mix, curato da Benjamin Tierney, rinforza quella sensazione di spazio: gli strumenti non competono, si completano, come se lo studio stesso avesse deciso di lasciare respirare ogni nota. Quando è uscito a maggio 2015, l'album ha ricevuto un punteggio di 83 su 100 su Metacritic, un sostegno che ha confermato ciò che molti già sospettavano: che The Epic non era solo un album jazz, ma una porta d'ingresso per coloro che non avevano mai ascoltato nulla di simile.
Dall'album
The Epic
Kamasi Washington · 2015 · Track 2
Dati
Crediti
Musica Kamasi Washington