La storia dietro
Arca Monster, secondo DoReSol
Arca Monster è uno di quei brani che non avvisano e ti catturano fin dal primo accordo. Non è un pezzo che inizia piano per prendere slancio: parte con un colpo secco, come se l’aria condizionata dello studio si fosse rotta di colpo, e lì rimane quel riff che non molla. Non è un loop perfetto; ha uno squilibrio che lo fa muovere come se respirasse, e proprio questo gli dà quella sensazione che stia per disfarsi ma non finisca mai di cadere. La voce di Indio Solari entra quasi come un sussurro su quella base, ma non è un sussurro qualsiasi: è di quelli che ti costringono ad avvicinarvi all’altoparlante per non perdere un dettaglio, come se stesse raccontando qualcosa che non vuole si senta nella stanza accanto.
La registrarono in un momento in cui Solari portava già l’ombra di Patricio Rey y sus Redonditos de Ricota, ma senza di loro. Nei crediti appare come El Fisgón Ciego, un nome che suona sia come una maschera che come una verità. Quel disco, Pajaritos, bravos muchachitos, uscì nel 2014 e Arca Monster è l’ultima traccia, quella che si chiude con ospiti che non sono di poco conto: Semilla Bucciarelli, Sergio Dawi e Walter Sidotti, gli stessi che suonavano nei vecchi tempi. Non è un semplice incontro: sono persone che non condividevano più un palco da quando la band si era sciolta. Il brano dura 3:34, giusto il tempo perché quel riff non diventi pesante ma neanche se ne vada troppo presto. E una volta registrato, fu candidato ai Premios Gardel nella categoria miglior album rock. La prima volta che lo suonarono dal vivo fu all’Hipódromo, dove il suono rimbalza diverso e il brano sembra come se fosse sempre stato lì, come se l’aria condizionata non fosse mai stata aggiustata.
Dall'album
Pajaritos, bravos muchachitos
Indio Solari y Los Fundamentalistas del Aire Acondicionado · 2013 · Track 7
Dati