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La storia dietro
A los pájaros que cantan sobre las selvas de Internet, secondo DoReSol
Ai uccelli che cantano sulle foreste di Internet non sembra un brano qualsiasi di Indio Solari e la sua band. Inizia con un’atmosfera tra il misterioso e l’urgente, come se qualcuno avesse collegato un microfono a una foresta digitale dove gli uccelli non sono uccelli, ma bit che si disperdono tra i server. Il ritmo si muove in cerchi, ma non è un loop perfetto: c’è un dondolio che non finisce di incastrarsi, come se la canzone respirasse in un metro che si rifiuta di essere domato. La voce di Solari, sempre tra il narrativo e l’onirico, scorre su quella base irregolare senza mai perdere il filo, come se sapesse esattamente dove vuole arrivare, anche se il percorso non è rettilineo.Registrato in Argentina durante le sessioni di Pajaritos, bravos muchachitos, questo brano chiude l’album con un omaggio inaspettato.
Non è la prima volta che Solari ricorre a collaborazioni, ma qui la riunione ha un peso diverso: Semilla Bucciarelli, Sergio Dawi e Walter Sidotti, vecchi compagni di Patricio Rey y sus Redonditos de Ricota, compaiono nei crediti come ospiti nell’ultima traccia. L’album, pubblicato nel 2014, arrivò tra le mani degli ascoltatori con una nomination ai Premios Gardel nella categoria “Miglior album artista rock”. La sua prima esecuzione dal vivo avvenne all’Hipódromo, un palco che aveva già ospitato altre band, ma quella sera divenne il luogo perfetto perché Solari —firmando come El Fisgón Ciego— chiudesse l’album con questo pezzo che, più che una canzone, sembra un messaggio lanciato nell’aria della rete.
Dall'album
Pajaritos, bravos muchachitos
Indio Solari y Los Fundamentalistas del Aire Acondicionado · 2013 · Track 1
Dati