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La storia dietro
Antigua, secondo DoReSol
La prima volta che ho ascoltato Antigua nell’album Wave, mi sono rimasto con la sensazione che il piano non si limitasse ad accompagnare, ma respirasse. È una di quelle melodie che non suonano come la bossa nova classica, ma piuttosto come un tramonto a Rio de Janeiro visto da lontano: caldo, eppure con una punta di malinconia che non se ne va. La linea del basso, discreta ma presente, le conferisce quell’aria di improvvisazione controllata che fa sembrare ogni nota casuale, anche se non lo è. L’arrangiamento, con le sue corde e gli ottoni, non compete con la voce di Jobim, ma la sostiene come un paesaggio sonoro che non si impone mai.
L’album Wave è stato registrato a New York nel 1967 con musicisti statunitensi, una cosa poco comune all’epoca per un brasiliano che era già una celebrità. Claus Ogerman si è occupato degli arrangiamenti e Rudy van Gelder ha catturato il suono su nastro, proprio prima che le tecniche di registrazione in studio iniziassero a cambiare radicalmente. La copertina, con quella foto solarizzata di una giraffa nel Parco Nazionale di Amboseli scattata da Pete Turner nel 1964, riflette il contrasto tra l’esotico e il quotidiano che è presente anche nella musica: il brasiliano e l’americano, l’acustico e il sofisticato, tutto in poco più di tre minuti. Il brano in sé, con i suoi 3:11, è come un lungo sospiro: inizia piano, si espande con gli ottoni e si richiude senza fretta, lasciando la sensazione che qualcosa sia rimasto inespresso.
Dall'album
Wave
Antonio Carlos Jobim · 1967 · Track 9
Dati