Inizio · Canzoni · Joaquín Sabina · A mis cuarenta y diez
Dall'album
19 días y 500 noches
Joaquín Sabina · 1999 · Track 6
Dati
La storia dietro
Il brano A mis cuarenta y diez non è solo un altro pezzo nel repertorio di Joaquín Sabina: la sua melodia porta quell’aria tra malinconica e giocosa, come se catturasse il tempo proprio quando si compie un’età che non è tonda. Il titolo stesso suona come uno scherzo con nostalgia, come se l’autore avesse deciso di celebrare il suo cinquantesimo compleanno —perché quaranta più dieci fanno cinquanta— con una canzone che, invece di lamentare il passare degli anni, li trasforma in materia prima per un racconto pieno di ironia e tenerezza. Il testo, ricco di riferimenti quotidiani e colpi di scena inaspettati, gioca con l’idea di aver compiuto mezzo secolo senza perdere la grazia di chi si stupisce ancora dei piccoli dettagli della vita.
Registrato a Madrid tra la fine degli anni Novanta e l’inizio dei Duemila, A mis cuarenta y diez fa parte dell’album 19 días y 500 noches, un doppio disco che Sabina dovette difendere davanti alla sua casa discografica: gli chiedevano di ridurlo a un unico disco per i costi e perché, secondo loro, il mercato non era abituato a formati lunghi. Il risultato fu un’opera di oltre settanta minuti, in cui ogni canzone sembra avere il suo ritmo e la sua personalità. Questo brano in particolare, con i suoi sette minuti e undici secondi, trae beneficio da una produzione che mescola la ruvidezza delle chitarre con arrangiamenti che ricordano il soul degli anni Settanta, cosa tutt’altro che casuale se si guarda al curriculum dei responsabili: Enrique Berro García e Alejo Stivel, quest’ultimo ex componente dei Tequila, hanno apportato sfumature che allontanano il tema dal puro acustico per dargli un’aria più organica, quasi come se fosse suonato dal vivo. Il missaggio, affidato a Brett Rader, rafforza questa sensazione di immediatezza, come se il brano fosse stato catturato in una sola take, senza ritocchi in studio che ne intaccassero la freschezza.