La storia dietro
A face do destruidor, secondo DoReSol
Il brano che apre Cabeça Dinossauro non arriva neppure a 35 secondi, ma in quel breve tempo rende chiaro che i Titãs avevano deciso di rompere con tutto ciò che avevano fatto fino ad allora. A face do destruidor non è un pezzo costruito su melodie lunghe o arrangiamenti elaborati; è un colpo secco, un avvertimento sotto forma di rumore controllato. Il basso e la batteria si intrecciano in uno schema ripetitivo che non cerca di piacere, ma di imporre una presenza fisica, quasi violenta. Le voci di Arnaldo Antunes e Tony Bellotto entrano con un fraseggio tagliente, come se ogni parola fosse un altro colpo. Non c’è spazio per abbellimenti: il messaggio è diretto, e la musica lo accompagna senza concessioni.
Questo disco fu registrato nello studio Nas Nuvens, a Rio, tra marzo e aprile del 1986, subito dopo un anno difficile per la band. Il loro album precedente, Televisão, non aveva soddisfatto le aspettative commerciali, e l’arresto di due membri per possesso di droga alla fine del 1985 li aveva messi in una posizione scomoda con la loro casa discografica. Con Liminha come produttore —una scelta che facilitò il loro avvicinamento alla WEA—, cercavano un suono che riflettesse la loro frustrazione e ribellione. Il risultato fu un album che, in meno di 40 minuti, ridefinì ciò che il rock brasiliano potesse essere: grezzo, caotico e senza filtri. A face do destruidor non è solo l’introduzione a questo cambiamento; è la dichiarazione d’intenti allo stato puro.
Dall'album
Cabeça Dinossauro
Titãs · 1986 · Track 6
Dati