Inizio · Artisti · Bill Monroe

🇺🇸 Stati Uniti · 1927–1996

Bill Monroe

Quello che oggi chiamiamo bluegrass non esisterebbe senza il suono che Bill Monroe plasmò con il suo mandolino. Quel timbro acuto, tra lamento e gioia, che si sprigiona dalle corde come un sussurro del vento tra le colline del Kentucky, è il suo marchio. Monroe non si limitava a suonare: faceva sì che lo strumento parlasse in una lingua propria, dove le influenze scozzesi delle cornamuse, l'old-time dei violini, i cori religiosi delle chiese metodiste e battiste, e perfino le sfumature del blues e del jazz, si fondevano in qualcosa di nuovo. "È musica di pipes scozzesi con violini di paese, inni e grida solitarie", diceva lui. La sua band, i Blue Grass Boys, non solo diede il nome al genere: gli conferì un ritmo pulsante in 2/4 o 4/4, ma con un’urgenza che sembra sfuggire alle misure.

Alla fine degli anni Trenta, dopo aver fatto parte di formazioni effimere come i Monroe Brothers o The Kentuckians, Monroe arrivò ad Atlanta con un’idea chiara: voleva un suono che evocasse la campagna aperta, senza fronzoli cittadini. Nell’ottobre del 1939, la sua audizione al Grand Ole Opry — dove eseguì "Mule Skinner Blues" di Jimmie Rodgers con un’energia che sorprese il fondatore George D. Hay — cambiò tutto. La RCA Victor non tardò a ingaggiarlo, e nel 1940 incise il suo primo disco da solista. A quel punto, aveva già definito la formazione che avrebbe caratterizzato il suo stile: violino, mandolino, chitarra, basso e voci intrecciate come in un sermone domenicale. Non cercava la fama; cercava che ogni nota suonasse come un ricordo d’infanzia a Rosine, nel Kentucky, dove sua madre e suo zio James Pendleton "Pen" Vandiver gli insegnarono ad ascoltare la musica prima ancora di imparare a suonarla.

1 Album
4 Canzoni
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Canzoni essenziali

1 album · 1961

Discografia completa

Dati, premi, membri e altro

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Biografia

Di tutto ciò che incise in quei primi decenni, due brani spiccano per come racchiudono la sua essenza. "Uncle Pen", composta nel 1950, è un omaggio diretto a Vandiver, lo zio che lo portò alle danze e gli trasmise il ritmo "nelle ossa". Monroe la registrò nel 1972 nell’album Bill Monroe's Uncle Pen, riportando in vita melodie tradizionali che Vandiver suonava al violino, come se il tempo non fosse passato. Ma se c’è una canzone che ha varcato i confini senza volerlo, è "Blue Moon of Kentucky". Elvis Presley la reinterpretò nei suoi esordi alla Sun Records, e sebbene Monroe non abbia mai inseguito il rock, il brano divenne un ponte tra generi. Anche Patsy Cline lo adattò al suo stile, dimostrando che quel "suono solitario e alto" che lui inseguiva poteva adattarsi a qualsiasi voce. Monroe non inventò solo uno stile: creò un linguaggio che altri musicisti, senza volerlo, ereditarono.

Dati

Nascita
13 set 1911
Paese
🇺🇸 Stati Uniti
Genere
Americana

Premi e riconoscimenti

  • Grammy alla carriera

Etichette discografiche

RCA Victor