Quando Freddie si sedette al pianoforte nello studio Rockfield nel 1975, non stava scrivendo una canzone. Stava scrivendo un'opera completa. Senza il pianoforte come colonna portante, le quattro sezioni della canzone si sgretolano.
Quando Freddie Mercury si sedette al pianoforte nello studio Rockfield nel 1975, non stava scrivendo una canzone. Stava scrivendo un'opera. Bohemian Rhapsody inizia con un accordo di Si bemolle maggiore che rimane sospeso nell’aria mentre la voce chiede se tutto sia solo un sogno.
Una struttura impossibile
Sei minuti senza ritornello, quattro sezioni che sembrano non condividere lo stesso DNA, un passaggio operistico con quasi 200 sovraincisioni. Senza il pianoforte come colonna portante, tutto si sgretola. È il pianoforte a sostenere la modulazione da Si bemolle maggiore a Mi bemolle maggiore nella sezione della ballata, e a pizzicare gli accordi staccato sotto il "Galileo" operistico.
Il pianoforte non era un accompagnamento. Era il motore narrativo della canzone.
Lo strumento
Mercury suonò un Bechstein concert grand nello studio. La registrazione ha poco compressore, molto spazio, le corde sembrano respirare. La ballata dei versi iniziali è solo voce e pianoforte — senza batteria, senza chitarra. Quella intimità è ciò che prepara l’esplosione operistica che segue.
Togli il pianoforte e Bohemian Rhapsody diventa una progressione rock con effetti. Con il pianoforte, è il monologo di un condannato.