La storia dietro
You’re the Devil in Disguise, secondo DoReSol
Il ritmo di You’re the Devil in Disguise non perdona: in 2:23 ti trascina con un Elvis che non chiede permesso. Non è una ballata lenta né un brano epico; è un pezzo breve, diretto, dove la voce del Re si muove tra il giocoso e il minaccioso senza perdere quel groove che già contraddistingueva i suoi giorni alla Sun Records. Il testo gioca con l’idea di un inganno camuffato, ma la musica non si ferma al letterale: quel tempo accelerato e quel contrabbasso che non smette di rimbalzare gli danno un’aria di avvertimento beffardo, come se il pericolo stesso stesse danzando.
È curioso che questo brano sia arrivato in un momento in cui il Elvis non era più solo un fenomeno regionale, ma una figura che superava i confini. Dopo il contratto con la RCA Records e il successo di Heartbreak Hotel, il Re non dipendeva più da Memphis né da Tupelo per essere ascoltato, eppure il suono rimaneva ancorato a quella miscela di country e rhythm and blues che lo aveva lanciato. Registrato nel Tennessee, con Scotty Moore alla chitarra e Bill Black a scandire il ritmo al basso, questo brano è un promemoria che, anche quando il mondo lo seguiva già, l’Elvis continuava a suonare come uno che aveva appena scoperto la musica.
Dall'album
Jailhouse Rock
Elvis Presley · Track 12
Dati