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La storia dietro
Jailhouse Rock, secondo DoReSol
Quando Elvis salì su quel palco improvvisato nel carcere, non stava solo cantando una canzone: stava inventando il primo videoclip della storia. La coreografia che lui stesso ideò per Jailhouse Rock, con i detenuti che ballavano in formazione e lui come leader, infranse tutti i modelli dell'epoca. Non era solo musica, era movimento, era teatro, era qualcosa che nessuno aveva mai visto prima. La versione dell'album, con quel assolo di chitarra di Scotty Moore che sembra un'esplosione controllata, impallidisce al confronto con la scena del film: lì, il grido di Elvis alla fine si perde quasi nel caos dei ballerini e nei colpi dei tamburi. Eppure anche sul vinile, la canzone conserva un potere che non si esaurisce: è breve, diretta, eppure in quei due minuti e dieci secondi, racchiude tutto lo spirito ribelle del rock and roll.
Fu registrata nel 1957, quando Elvis era già una star, ma il brano nacque da una commissione: Jerry Leiber e Mike Stoller, i compositori, avevano pensato a un tema assurdo, pieno di doppi sensi e riferimenti a personaggi reali come Shifty Henry (un musicista di Los Angeles) o la mafia del The Purple Gang. Tuttavia, Elvis la prese e la trasformò in pura energia: ignorò le battute del testo — inclusa quella allusione omoerotica tra il detenuto 47 e il 3 — e le diede una svolta così intensa che persino l'assolo di chitarra sembra un grido di libertà. Il singolo uscì il 24 settembre 1957, con Treat Me Nice sul lato B, e rimase sette settimane al primo posto nella Billboard negli Stati Uniti. Nel Regno Unito, raggiunse il numero uno nel 1958, diventando la prima canzone di Elvis a guidare le classifiche britanniche. Ma la cosa più curiosa è che, sebbene il brano parli di prigione, la sua vera prigionia fu negli studi: fu registrato in fretta, con attrezzature prestate, eppure finì per essere un inno che definì un'epoca.
Dall'album
Jailhouse Rock
Elvis Presley · Track 1
Dati