La storia dietro
What’d I Say, secondo DoReSol
Ci sono canzoni che nascono da una scintilla, e What’d I Say sembra essere una di queste. Si dice che Ray Charles l'abbia improvvisata durante un'esibizione dal vivo, chiedendo al pubblico di rispondere alle sue domande. Ciò che è iniziato come un momento spontaneo sul palco, con quel "call and response" che suona così naturale, è finito per diventare una registrazione che ha catturato quell'energia grezza. La durata del brano, circa 4 minuti e mezzo, permette a quell'interazione tra Charles e la sua band, e per estensione con il pubblico, di svilupparsi pienamente, creando un'esperienza sonora molto diretta.
La musica di Ray Charles ha sempre avuto quella qualità di unire mondi. Già negli anni '50, con il suo lavoro per la Atlantic Records, mescolava il rhythm and blues con il gospel e il blues più tradizionale, ponendo le basi per quello che sarebbe diventato noto come soul. Più tardi, negli anni '60, con la ABC Records, fece un passo avanti, esplorando il country e il pop in un modo che infranse le barriere. Artisti come Art Tatum, Nat King Cole e Louis Jordan facevano parte di quel crogiolo di influenze che si notano nel suo modo di suonare il pianoforte, con quel tocco di country blues e barrelhouse, e lo stile stride. Non c'è da stupirsi che figure come Frank Sinatra lo considerassero un vero genio, o che pubblicazioni come Rolling Stone lo riconoscessero tra gli artisti più importanti di tutti i tempi.
Dall'album
Ray Charles in LA
Ray Charles
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Musica Ray Charles