La storia dietro
Welcome to the Fold, secondo DoReSol
Il brano Welcome to the Fold dei Filter non è solo un altro pezzo del loro secondo album: è un viaggio di sette minuti in cui il caos e la calma si alternano come due facce della stessa medaglia. L'amo è nella sua struttura: i versi ruggiscono con urla e chitarre che graffiano come carta vetrata, ma il ritornello si scioglie in accordi puliti che suonano come una celebrazione ubriaca. Richard Patrick lo ha riassunto così: "È la festa che continua dopo una notte di eccessi, quando tutto va bene e non importa nient'altro". Il dettaglio che sorprende di più quando lo si ascolta è quel contrasto: la crudezza dei versi rispetto alla melodia quasi pop del coro, che invita anche chi non capisce il testo a cantare a squarciagola.
Il titolo non è nato dal nulla. Patrick lo prese in prestito da un album del 1998 di una band di folk-rock di Cleveland chiamata 100,000 Leagues Under My Nutsack —sì, con quel nome—, perché ne fu affascinato dalla stranezza. Il bassista Frank Cavanagh, amico del cantante di quel gruppo, fu chi gli passò il disco. Il brano venne registrato nel 1999 come anticipazione dell'album Title of Record, e sebbene l'album abbia impiegato tempo a prendere forma a causa di cambi di formazione e dell'ossessione di Patrick di costruire il proprio studio, il risultato fu un successo inaspettato. In soli due anni, l'album vendette oltre 800.000 copie e la RIAA lo certificò come disco di platino. Il video, diretto da Peter Christopherson, rafforza l'idea di una festa fuori controllo: mostra la band che suona all'interno di un cubo trasparente che galleggia nel deserto, mentre i fan si accampano intorno come se fosse un festival privato.
Dall'album
Title of Record
Filter · 1999 · Track 2
Dati
Crediti
Testo Richard Patrick
Musica Richard Patrick