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Dall'album
Title of Record
Filter · 1999 · Track 4
Dati
La storia dietro
La prima volta che ho ascoltato It's Gonna Kill Me, sono rimasto incollato a quel basso che sembra un battito accelerato fin dalla prima battuta. Non è un riff qualsiasi: si ripete con un’insistenza che ti afferra e non ti molla, mentre la voce di Richard Patrick si avvolge in frasi taglienti che suonano sia come un avvertimento che come una minaccia allo stesso tempo. Il brano non chiede permesso per entrare; ti trascina con quella miscela di urgenza e perdita di controllo che fa funzionare il pezzo anche nelle versioni acustiche, dove il peso della batteria e del basso si percepisce ancora di più. La cosa più curiosa è che, nonostante l’intensità, non cade nell’eccesso: ogni strumento ha il suo spazio, ma tutti spingono in avanti come se il tempo fosse accelerato.
Lo registrarono in un momento complicato per i Filter. Il disco Title of Record —dove compare questo brano— ebbe sessioni lente all’inizio a causa di cambi di formazione e perché Patrick decise di costruire il suo studio per lavorare. Ma una volta stabilizzato il team e arrivati i produttori come Rae DiLeo, Ben Grosse e Geno Lenardo, il suono prese una piega diversa. It's Gonna Kill Me uscì da lì, con Grosse che si occupò del missaggio di quel basso che sembra un martello pneumatico e dei cori che suonano come urla soffocate. Durò cinque minuti e cinque secondi, ma in quel tempo ci sono abbastanza strati perché il brano non sembri né lungo né ripetitivo. Quando il disco uscì nell’agosto del 1999, nessuno si aspettava che avrebbe venduto oltre un milione di copie negli Stati Uniti, eppure l’album divenne un successo inaspettato: raggiunse la posizione 30 della Billboard 200 e ci rimase per settimane.