La storia dietro
Captain Bligh, secondo DoReSol
Il brano Captain Bligh dei Filter è una di quelle canzoni che non si dimenticano: parte con un colpo secco e una voce che sembra emergere da un pozzo oscuro, come se il narratore fosse intrappolato su una nave senza via d’uscita. La batteria martella un ritmo che non segue la metrica tradizionale, e il basso si avvolge intorno alla melodia principale come un cavo aggrovigliato. Non è il tipico pezzo rock fatto per la radio; qui la tensione si costruisce fin dal primo secondo, con strati di suono che si sovrappongono senza preavviso. Il ritornello, quando arriva, non allenta la pressione: anzi, si conficca come unghie nella pelle e non molla fino alla fine. È come se il titolo non fosse solo un nome, ma un avvertimento.Lo registrarono in mezzo al caos.
L’album Title of Record —dove si trova questo brano— vide cambi di formazione e la decisione di Richard Patrick di costruire il proprio studio da zero. Ma una volta che la band si stabilizzò e aggiunse aiuto esterno, le cose iniziarono a fluire. Il risultato fu un disco che, al lancio nell’agosto del 1999, non solo entrò nella Billboard 200, ma ci rimase. Entro il 2001 aveva già superato le 800.000 copie vendute e divenne disco di platino. Captain Bligh non fu il singolo più promosso, ma sul palco del Family Values Tour di quell’anno suonava come un pugno. Il missaggio fu affidato a Ben Grosse, che gli diede quell’aria sporca e intima, come se il brano fosse stato catturato dal vivo in un seminterrato, non in uno studio di lusso.
Dall'album
Title of Record
Filter · 1999 · Track 3
Dati
Crediti
Testo Richard Patrick
Musica Richard Patrick