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La storia dietro
Triste, secondo DoReSol
Triste non è solo una canzone: è un ponte tra due mondi che si sono sfiorati per caso. Fu scritta da Tom Jobim nel 1966, in un hotel di Los Angeles, mentre attendeva che Frank Sinatra tornasse da un viaggio a Barbados per registrare insieme. La melodia nacque come un dono inaspettato, un brano strumentale che in seguito sarebbe diventato il cuore di un album storico. Ma la cosa più curiosa è che, prima di diventare uno standard, Triste era già stata testata in un’altra incisione: la versione iniziale apparve nel disco Wave di Jobim, pubblicato nel 1967, dove il brano era presentato senza testo, solo con piano e chitarra che dialogavano in un ritmo che già sapeva di bossa nova.
La versione che tutti conosciamo arrivò nel 1973, quando Elis Regina la registrò in duetto con Jobim nell’album Elis & Tom. Non fu un semplice cover: fu una reinvenzione. Elis diede alla canzone una profondità che la versione strumentale originale non aveva, con una voce che oscillava tra malinconia e una forza che sembrava sfidare il tempo. La durata del brano, appena due minuti e ventisei secondi, non ne sminuisce il peso: ogni nota suona come se il tempo si fosse fermato. Jobim, dal canto suo, aveva già esplorato versioni in inglese anni prima — nel 1980, nell’album Terra Brasilis —, ma fu questa versione con Elis che rimase impressa nella memoria collettiva. Anche decenni dopo, nel 2026, Luísa Sonza e Roberto Menescal la ripresero per l’album Bossa Sempre Nova, dimostrando che la magia di Triste è ancora viva.
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