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La storia dietro
Tough Mary, secondo DoReSol
Tough Mary è uno di quei brani che sembrano blues ma con un’aria da ballata classica, dove la voce di Etta James si dispiega su un arrangiamento che mescola l’intimo con il grandioso. Non è un pezzo che attira per la sua durata —solo due minuti e venticinque secondi—, ma per come il suo suono All Time riesce a trasmettere qualcosa di più di un semplice testo. C’è qualcosa nel modo in cui l’orchestra si muove intorno alla sua voce, quasi come se l’accompagnamento sapesse quando lasciarle spazio e quando spingerla in avanti. Non è il tipo di canzone che si ascolta in sottofondo; chiede di fermarsi e lasciarla passare.
Fu registrata nel pieno dell’era del soul classico, quando Etta James non aveva ancora compiuto vent’anni ma già lasciava intendere che la sua estensione non era per tutti. L’album At Last!, pubblicato nel novembre 1960 sotto l’etichetta Argo Records, fu il primo in cui venne presentata con quel supporto orchestrale che i fratelli Chess —Phil e Leonard— credevano potesse portarla oltre il puro blues. Tough Mary non fu uno dei quattro singoli estratti da quel disco, ma finì per essere uno di quei brani che, anni dopo, compaiono nelle classifiche come quella di Rolling Stone o Pitchfork quando si parla del meglio degli anni Sessanta. Non cercavano un successo immediato; cercavano un suono che potesse restare. E ci riuscirono alla grande.
Dall'album
At Last!
Etta James · 2011 · Track 5
Dati
Crediti
Testo Lorenzo Manley
Musica Lorenzo Manley