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Dall'album
O Tempo Não Para
Cazuza · 1988 · Track 4
Dati
La storia dietro
La prima volta che ho ascoltato Todo amor que houver nessa vida, ho avuto la sensazione che non fosse una canzone come le altre. C’è qualcosa in essa che la rende più intima rispetto al resto dei brani che Cazuza compose con Barão Vermelho: quell’inizio di chitarra pulito, quasi acustico, che si arricchisce di strati fino a esplodere in un ritornello che non chiede permesso per restare in testa. Non è un brano che suona come il tipico rock brasiliano degli anni ’80, ma qualcosa di più universale, come se l’amore che descrive potesse adattarsi a qualsiasi lingua. Il testo, dal canto suo, non si perde in metafore ricercate: va dritto al punto, con frasi che sembrano scritte in un quaderno di appunti o su un tovagliolo di un bar di Janeiro alle tre del mattino.
Fu registrata nel 1990, lo stesso anno in cui Cazuza scomparve, ma la canzone non sembra una forzata dichiarazione d’addio. Sembra piuttosto un regalo che lasciò prima di andarsene: la compose con Roberto Frejat, suo partner nelle parole in Barão Vermelho, e sebbene l’album Vermelho fosse già da mesi nei negozi, questo brano finì per essere uno dei più ricordati. Durava poco più di due minuti e mezzo, eppure quei secondi bastarono perché diventasse un tema che ancora si sente alla radio e ai concerti tributo, come se il tempo non gli avesse fatto pagare il suo prezzo. Non ci sono dati su premi o record nella sua scheda tecnica, ma basta ascoltarla una volta per capire perché è ancora qui, viva, proprio come l’amore che promette.