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La storia dietro
three little birds, secondo DoReSol
C'è un momento in Exodus in cui l'aria si riempie di qualcosa di più delle semplici note: è l'istante in cui Three Little Birds diventa quell'abbraccio sonoro che tutti riconoscono all'istante. Non è solo la ripetizione del ritornello —"Every little thing gonna be alright"— a catturarti, ma il modo in cui il riff di chitarra, leggero e ripetitivo, si libra su una base ritmica che sembra non voler mollare. Il brano non parla di tempeste o caos; parla di calma, di quella certezza che a volte arriva quando meno te l'aspetti. E sebbene il titolo menzioni uccelli, la magia sta nel fatto che non importa se siano metafore, ricordi o semplici uccelli posati sul davanzale di Hope Road: la canzone funziona comunque.
Fu registrato da Bob Marley e la sua band nel 1977, ma il brano non nacque come un inno. Secondo quanto raccontato da Tony Gilbert, amico del compositore, l'ispirazione venne da alcuni canarini che frequentavano spesso la casa di Marley in Giamaica. Altre versioni, come quella delle I Threes — il trio vocale che lo accompagnava —, suggeriscono che il nome fosse un omaggio a loro. Sta di fatto che la canzone si inserì in Exodus come quarto brano del secondo lato, e quando fu pubblicata come singolo nel 1980, salì fino alla posizione 17 nelle classifiche britanniche. La sua struttura in La maggiore e quel *loop* di chitarra che non si esaurisce le danno un'aura eterna, come se fosse sempre esistita. Anni dopo, nel 1992, Monty Alexander ne diede una versione jazzistica, senza però perdere l'essenza originale.
Dall'album
Exodus
Bob Marley
Dati
Crediti
Testo Bob Marley
Musica Bob Marley