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La storia dietro
Take It All, secondo DoReSol
Il brano Take It All non è un pezzo qualsiasi nell’album 21. Sembra un sospiro trattenuto, quel momento in cui la voce di Adele si spezza senza preavviso, proprio mentre il piano e gli arrangiamenti d’archi si tendono come una corda sul punto di spezzarsi. Non è una ballata drammatica nel senso classico: qui il dolore non viene urlato, viene sussurrato, ma ogni parola cade con la forza di un colpo. Il brano procede in circoli, come se la cantante girasse in tondo nella sua stessa mente, ripetendo una e un’altra volta le stesse domande senza risposta. È quella sensazione di essere intrappolata tra ciò che si vorrebbe dire e ciò che non si riesce a lasciar andare che rende Take It All così intimo, come se il microfono non fosse in uno studio, ma nel salotto di qualcuno che non riesce a dormire.
Il testo nacque nell’aprile del 2009, mentre Adele era ancora nella relazione che avrebbe poi ispirato gran parte di 21. Non fu un processo rapido né rifinito: le canzoni dell’album sgorgarono da una sofferenza reale, da notti insonni e telefonate che finivano nel silenzio. Registrato tra il 2009 e il 2010 negli studi degli Stati Uniti e dell’Europa, il disco venne ultimato nel gennaio del 2011, poco prima della sua uscita. Take It All non fu un singolo promozionale, ma la sua intensità la rese un brano chiave per comprendere l’anima di 21: un album che ha venduto oltre 26 milioni di copie nel mondo, dominato le classifiche per mesi e regalato a Adele tre numeri uno consecutivi nella Billboard Hot 100 con «Rolling in the Deep», «Someone Like You» e «Set Fire to the Rain».
Dall'album
21
Adele · 2011 · Track 7
Dati