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La storia dietro
Pueblo blanco, secondo DoReSol
La canzone Pueblo Blanco, parte del celebre album Mediterráneo di Joan Manuel Serrat, ci trasporta nella Spagna rurale della metà del XX secolo. Oltre a una semplice descrizione, Serrat intreccia un racconto che affronta lo spopolamento, il passare del tempo e la ribellione contro un destino prestabilito. Il testo, nato nell'hotel Batlle di Calella de Palafrugell, sulla Costa Brava, si è evoluto da un'idea iniziale su una donna chiamata María la Negra fino a diventare un ritratto della vita in un paese dell'entroterra, con echi della zona di Belchite, luogo di origine di sua madre. Serrat utilizza risorse poetiche come l'iperbato e le metafore per dare vita a personaggi come il sacrestano, il prete e il caporale della Guardia Civil, riflettendo l'invecchiamento e l'inerzia della vita rurale. La composizione è strutturata in tre parti: una prima che descrive l'ambiente e riflette sull'esistenza, una seconda che esplora le inquietudini dei suoi abitanti e una terza che lancia un appello alla gioventù per sfidare il futuro e sfuggire al declino.
La registrazione di Pueblo Blanco, insieme al resto delle canzoni che compongono l'album Mediterráneo, è stata realizzata a Milano in cinque giorni, sotto la produzione della casa discografica Zafiro. L'orchestrazione è stata curata da Antoni Ros-Marbá, con la collaborazione di Gian Piero Reverberi e Juan Carlos Calderón negli arrangiamenti. Questo album, pubblicato nel 1971, è considerato un capolavoro della musica spagnola, sia dalla critica che dal pubblico. Infatti, nel 2004, una pubblicazione specializzata lo ha posizionato al terzo posto in una lista dei cento migliori dischi spagnoli del XX secolo, e nel 2007 è stato incluso nella Latin Grammy Hall of Fame. La canzone, con il suo messaggio sull'emigrazione rurale e uno spirito di sfida contro il sistema, è diventata un tema ricorrente nei concerti di Serrat ed è stata interpretata da altri artisti come Lucecita Benítez e Malena Muyala.
Dall'album
Mediterráneo
Joan Manuel Serrat · 1971
Dati