Inizio · Canzoni · Babasónicos · Pendejo
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Dall'album
Jessico
Babasónicos · 2001 · Track 5
Dati
La storia dietro
“Pendejo” suona come un colpo secco: la batteria entra con un rullo che non avverte, la chitarra strappa un accordo sporco e la voce dei Babasónicos si pianta nell’aria con quella miscela di disprezzo e umorismo che li caratterizza. Non è una canzone che chiede permesso; irrompe e rimane. Il basso, profondo e costante, le dà quel peso che la fa muovere come un treno in corsa, mentre i cori ripetono la parola come un mantra che si rifiuta di essere ignorato. C’è qualcosa nella sua struttura —questa ripetizione che non è ossessiva ma insistente— che la rende orecchiabile senza scivolare nel commerciale. Non è un brano che si fischietta all’aperto, ma che si sente nel corpo quando lo ascolti con le cuffie: il suono si espande e ti avvolge.
Il disco Jessico uscì nel 2001, proprio mentre l’Argentina crollava. La band lavorava già dagli anni ’90, ma questo album li portò a un altro livello: la stampa cominciò a menzionarli accanto ai grandi del rock nazionale, e persino i musicisti li votarono come il meglio dell’anno. Pendejo non fu l’unico brano di spicco, ma uno di quei pezzi che, senza essere il più lungo, finisce per essere quello che rimane di più in testa. Durava poco più di tre minuti, ma in quel tempo riuscì a fare ciò che pochi fanno: suonare moderna senza perdere la sua crudezza. La rivista Rolling Stone lo inserì tra i 100 migliori del rock argentino, e persino all’estero gli assegnarono un premio come “miglior disco di rock latino”. Non era un successo programmato, ma qualcosa che nacque dal suonare senza filtri e registrare con quell’energia che, a volte, esce solo quando il contesto stringe.