La storia dietro
Parararurau, secondo DoReSol
Il brano Parararurau non è solo un altro pezzo nell’album Rock Doido: è il battito accelerato di una festa che si interrompe di colpo, lasciandoti con il desiderio di continuare. Con appena un minuto e quaranta secondi, suona come un grido collettivo che nasce dalle strade del Nord del Brasile, dove le *aparelhagens*—quei sistemi di amplificazione monumentali—trasformano ogni angolo in un palco. Il nome stesso, con la sua ripetizione di sillabe che imitano un’eco di altoparlante, già avverte: non è musica da ascoltare in silenzio, ma da urlare con le mani in alto. La voce di Gaby Amarantos si fonde con strati di percussioni che saltano tra il *tecnobrega* e il *carimbó*, senza mai perdere quell’aria di improvvisazione tipica delle registrazioni dal vivo, come se lo studio fosse stato sostituito da una piazza piena di gente che balla.
Il progetto Rock Doido è nato grazie al collettivo Altar Sonoro, che mirava a catturare l’essenza delle feste di *aparelhagem* in un formato che suonasse fresco ma riconoscibile. Ogni traccia dell’album è pensata come un blocco di energia, e Parararurau ne è l’esempio più compatto: un minuto e quaranta secondi di ritmo puro, dove gli strumenti si intrecciano senza sosta. La registrazione, che includeva un cortometraggio in piano sequenza, ha rafforzato questa idea di continuità, come se l’intero album fosse una sola notte di musica ininterrotta. Non c’è spazio per abbellimenti qui; l’attenzione è tutta sul *groove*, su quella sensazione che il brano potrebbe andare avanti per sempre se il pubblico non lo trascinasse altrove.
Dall'album
Rock Doido
Gaby Amarantos · 2025 · Track 18
Dati