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La storia dietro
O amor em paz, secondo DoReSol
Questa canzone non è una ballata che si trascina nella nostalgia, ma un dialogo tra calma e movimento. Sembra che il tempo avanzi senza fretta, ma senza mai fermarsi del tutto, come se la tristezza e il ritmo della bossa nova si stringessero la mano in un passo che non è né lento né veloce, ma giusto. C’è qualcosa di strano in questo: poche opere riescono a mantenere un equilibrio in cui il testo sembra parlare al cuore e la musica risponde con un impulso sottile ma costante. Non è una canzone che ti sopraffà con le parole, ma che ti avvolge in uno stato di riflessione che non rimane mai immobile.
La composero Tom Jobim e Vinícius de Moraes nel 1960, e la prima incisione fu realizzata da João Gilberto nel 1961, nel suo album di debutto. Più tardi, nel 1963, Jobim stesso la registrò in versione strumentale per The Composer of Desafinado Plays. Ma fu solo nel 1967, quando Frank Sinatra e Jobim la inclusero in Francis Albert Sinatra & Antonio Carlos Jobim, che la canzone ottenne un riconoscimento di massa. Secondo il critico Ted Gioia, nel suo libro The Jazz Standards: A Guide to the Repertoire, questo brano è un’eccezione nel repertorio standard: non è una ballata che sacrifica il ritmo per l’introspezione, ma una composizione che riesce a far convivere la malinconia e il movimento della bossa nova senza scontrarsi. La sua durata, di 2 minuti e 23 secondi, è breve, ma sufficiente perché la chitarra e la voce di Gilberto — o l’interpretazione strumentale di Jobim — trasmettano quella sensazione di calma con un piede sempre sul tempo.
Dall'album
João Gilberto
João Gilberto · 1962 · Track 6
Dati