La storia dietro
No lo soñé, secondo DoReSol
Diego Torres iniziò la sua carriera con un sound fresco che mescolava reggae, ballate e funk, e nel 1994 consolidò questo stile con Tratar de Estar Mejor, il suo secondo album. Fu allora chiaro che non era un artista come gli altri: brani come Deja de pedir perdón o San Salvador spiccavano rispetto a tutto ciò che si ascoltava in quel periodo. Eppure, tra quelle tracce ce n’è una che si distingue per come rompe con il convenzionale: No lo soñé, un pezzo che non segue il ritmo abituale dei suoi compagni di album. La sua durata di 4:30 non è casuale: offre spazio a uno sviluppo che, seppur non esteso, riesce a creare un’atmosfera particolare, quasi come se la canzone respirasse tra un verso e l’altro.
La registrazione di Tratar de Estar Mejor fu un momento chiave per Torres. All’epoca aveva già lasciato alle spalle la sua esperienza televisiva in La Banda del Golden Rocket e il suo primo disco omonimo, prodotto da Cachorro López, che vendette 200.000 copie. Ma questo secondo lavoro lo portò a un altro livello: non solo vendette 430.000 unità solo in Argentina, ma lo posizionò come l’artista più richiesto del 1994 e 1995 nel paese. No lo soñé nacque in quel contesto, quando Torres aveva già chiaro che la sua musica poteva varcare i confini. Quell’anno stesso, infatti, fu invitato in Spagna per partecipare a un disco omaggio a Joan Manuel Serrat, dove contribuì con Penélope. Il brano, quindi, non fu solo un altro pezzo in un album di successo: fu parte di un momento in cui Torres passò dall’essere una promessa a diventare un nome che l’industria non poteva più ignorare.
Dall'album
Luna nueva
Diego Torres · 1996 · Track 3
Dati