Inizio · Canzoni · Astor Piazzolla · Muerte del ángel
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La storia dietro
Muerte del ángel, secondo DoReSol
La Morte dell'angelo non suona come un tango tradizionale, ma lì sta la sua forza: Piazzolla la scrisse perché il bandoneón non suonasse nostalgia, ma qualcosa di più urgente, come se lo strumento respirasse tra accordi interrotti e silenzi calcolati. In appena due minuti e mezzo, la melodia avanza con una tensione che non cede, come se ogni nota fosse un passo avanti e indietro nello stesso tempo. Il bandoneón qui non piange: colpisce, respira profondamente e torna a colpire, con un’energia che sembra sfuggire ai limiti della Guardia Vieja.
Piazzolla compose questo brano negli anni Settanta, quando già da tempo infrangeva ciò che il tango dell’epoca considerava sacro. Aveva studiato con Nadia Boulanger a Parigi, dove imparò che la musica non deve restare ancorata a un tempo fisso né a un ritmo che si ripete come uno stampo. Tornato a Buenos Aires, le sue idee scontrarono i puristi, che lo chiamavano "l’assassino del tango" per aver osato mescolare dissonanze con il suono del bandoneón. Ma lui continuò, convinto che la sua musica fosse musica contemporanea di Buenos Aires, non un requiem per il genere. Morte dell'angelo ne è un esempio chiaro: qui non c’è un finale triste, ma una chiusura che si avverte come un sospiro dopo uno sforzo.
Dall'album
The Soul of Tango, Greatest Hits
Astor Piazzolla · 2021 · Track 3
Dati