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La storia dietro
losing my religion, secondo DoReSol
Il brano inizia con un riff di mandolino che Peter Buck registrò senza l’intenzione che diventasse il cuore della canzone. Lo improvvisò mentre provava davanti alla televisione, e riascoltando la registrazione il giorno dopo, scoprì che tra gli errori da principiante era rimasto impresso quel suono che in seguito avrebbe definito Losing My Religion. Buck ammise che, se non fosse stato per lo strumento, la progressione di accordi non sarebbe suonata allo stesso modo. Il mandolino, appena acquistato, diede a quel brano quell’aria folk-rock che sarebbe diventata la sua firma caratteristica.
La registrazione attraversò diversi studi nel 1990: prima ad Athens, Georgia, dove sperimentarono con un demo chiamato Sugar Cane che includeva banjo e organo Hammond; poi a Bearsville, New York, dove aggiunsero la linea di basso composta da Mike Mills, ispirata allo stile di John McVie dei Fleetwood Mac. Per colmare i vuoti nelle frequenze medie, chiamarono il chitarrista Peter Holsapple, che registrò la sua parte in una cabina separata mentre il resto della band lavorava in un’altra sala. Stipe cantò tutto in una sola take, e le parti di archi, arrangiate da Mark Bingham, furono eseguite dalla Atlanta Symphony Orchestra ad Atlanta. Il risultato fu un brano in modo minore naturale, dove i cambi tra accordi minori — come in Driver 8 — si mescolano con quella sensazione di ossessione che Stipe stesso paragonò a Every Breath You Take dei The Police. La frase del titolo, un modo di dire del sud degli Stati Uniti che significa perdere la pazienza, finì per essere il riflesso perfetto di una canzone sulla frustrazione e sull’amore non corrisposto.
Dati
Crediti
Musica Bill Berry, Mike Mills, Peter Buck, Michael Stipe