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La storia dietro
La isla bonita, secondo DoReSol
La Isla Bonita è quel momento in cui Madonna attraversa l’Atlantico senza muoversi dal suo studio. La prima volta che ascolti quel ritmo di cuban drums intrecciato a una chitarra spagnola, capisci che non è solo un brano pop: è un viaggio. La canzone non parla di un luogo reale, ma di San Pedro, un’isola inventata che brilla di più nell’immaginazione che su qualsiasi mappa. Ci sono maracas che sembrano una festa di strada, armoniche che imitano il vento dei Caraibi e un basso che si pianta come un’ancora. Il bello è come quel suono, che oggi ci sembra pura celebrazione tropicale, fosse un esperimento audace nel 1986: Madonna non aveva mai mischiato pop e influenze latine in una sua canzone. Il risultato è una melodia che non chiede permesso per essere ballata, anche se non capisci le parole.
La registrarono tra il 1985 e il 1986 come parte di True Blue, l’album in cui Madonna volle lasciare alle spalle l’immagine ribelle dei suoi esordi per puntare a qualcosa di più raffinato. Per la prima volta, si occupò personalmente di produrre ogni canzone insieme a Patrick Leonard, suo collaboratore dell’epoca, e il risultato fu un disco che suonava maturo senza perdere freschezza. La Isla Bonita non fu un successo immediato: uscito come quinto e ultimo singolo dell’album nel 1987, finì per essere una di quelle canzoni che si insinuano nella cultura senza preavviso. Il video, con le sue immagini di sole, sabbia e donne che ballano in abiti colorati, rafforzò l’idea che quell’isola fittizia fosse un rifugio per chiunque avesse bisogno di fuggire. E sebbene Madonna abbia sempre detto che era un omaggio alla bellezza dei latini, la canzone divenne molto di più: un ponte inaspettato tra due mondi musicali che nessuno pensava avrebbe funzionato.
Dall'album
True Blue
Madonna · 1986 · Track 7
Dati