Inizio · Canzoni · Andrea Bocelli · La Fleur que tu m'avais jetée (from "Carmen")
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La storia dietro
La Fleur que tu m'avais jetée (from "Carmen"), secondo DoReSol
Il fiore che mi hai gettato non è solo un’aria all’interno di Carmen: è il momento in cui la voce si spezza per diventare un sussurro che trascina con sé decenni. Bocelli lo canta come se ogni nota fosse l’eco di un gesto che non può più essere restituito, ed è lì che risiede la sua magia: quel fiore che gli hanno gettato alla fine dell’opera — un simbolo di disprezzo — si trasforma in qualcosa di fragile e vivo, come se il tempo lo avesse custodito in un barattolo e ora lo avesse dissotterrato perché potesse respirare. Non è un semplice frammento lirico; è un ponte tra il teatro e il disco, dove l’italiano di Bizet si fonde con quello di Bocelli senza che si avverta la cucitura.Lo registrò nel 1999, proprio dopo che il suo nome cominciò a risuonare in angoli dove prima entrava solo il classico puro.
Quell’anno figurava nella lista delle 50 persone più belle di People, ma ancora più importante, il suo nome comparve tra i nominati come Miglior Artista Emergente ai Premi Grammy — qualcosa che non accadeva dai tempi di Leontyne Price, che lo ottenne nel 1961. Non cercava di battere record, anche se anni dopo, con Sacred Arias, avrebbe finito per occupare contemporaneamente le prime tre posizioni delle classifiche di musica classica, secondo il Libro dei Guinness. Ma in quello studio, con un microfono e un pianoforte in mezzo, ciò che contava era come quel fiore — quel dettaglio minimo della trama — potesse diventare il fulcro di un’intera canzone.
Dall'album
Il mare calmo della sera
Andrea Bocelli · 1994 · Track 11
Dati