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La storia dietro
Jimmy Dean, secondo DoReSol
Jimmy Dean suona come un sospiro intrappolato in un riff che non finisce mai di sciogliersi. La voce dei Icehouse si allunga su una base che oscilla tra malinconia e urgenza, come se la canzone respirasse su due tempi distinti. Il brano non si accontenta del convenzionale: c’è un gioco ritmico che disorienta all’inizio, come se il tempo si rifiutasse di incastrarsi del tutto, ma solo abbastanza da rendere ogni ripetizione fresca. Non è un pezzo che si ascolta una volta e si archivia; chiede di essere rivisto, come quegli accordi che risuonano dopo che l’ago si solleva dal disco.
Lo registrarono in un periodo in cui i Icehouse già da anni si muovevano tra l’Australian e il Great Southern Land, ma questo brano arrivò come una svolta inaspettata. Apparve su Great Southern Land, quella compilation pubblicata nell’ottobre del 1989 che mescolava successi vecchi e nuovo materiale, e sebbene non fosse il singolo principale — arrivando al 47º posto nelle classifiche dell’Australian — ha qualcosa che lo rende speciale. Dura 4 minuti e 3 secondi, il tempo giusto perché il basso e la chitarra si intreccino senza fretta, come se ogni nota avesse spazio per respirare. Le versioni dell’album variavano a seconda del mercato: in New Zealand e nella loro terra natale usciva su un doppio vinile da 16 tracce, mentre altrove la scaletta veniva ridotta per adattarsi a formati più compatti. Eppure in tutte, Jimmy Dean si insinuava con la sua identità unica, come un ospite che non chiede permesso per restare.
Dall'album
Great Southern Land
Icehouse · 1989 · Track 8
Dati