Inizio · Canzoni · John Lennon · It's So Hard
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Dall'album
Imagine
John Lennon · 1971 · Track 4
Dati
La storia dietro
La prima volta che ho ascoltato It's So Hard, mi è rimasto il senso che John Lennon avesse trasformato un lamento quotidiano in qualcosa di ballabile. Non è una canzone che chiede silenzio o riflessione profonda: è un blues accelerato, con un piano che picchia come un martello e un sassofono che irrompe a tagliare la tensione proprio quando il brano sembra sgonfiarsi. Il testo non gira intorno al problema: parla di quanto sia difficile andare avanti, della fatica di alzarsi ogni mattina e di quel momento in cui, indipendentemente da ciò che accade, l'unica via d'uscita è rifugiarsi nell'amore. Ma la cosa curiosa è che, tra una lamentela e l'altra, c'è una strizzatina d'occhio giocosa, quasi come se Lennon stesse ridendo di sé stesso mentre canta quanto sia difficile vivere.
La registrarono in due sessioni: prima nel febbraio del 1971 agli studi Ascot, dove provarono il nuovo equipaggiamento con una ripresa diretta della chitarra e del piano di Lennon. Il basso di Klaus Voormann e la batteria di Jim Gordon le diedero quel ritmo incalzante, ma mancava qualcosa. Due mesi dopo, a luglio, tornarono in studio per aggiungere gli arrangiamenti di archi dei Flux Fiddlers e, soprattutto, il solo di sassofono di King Curtis. Curtis, un musicista che aveva lasciato il suo segno negli anni '50 e '60 con i Coasters, registrò la sua parte il 5 luglio 1971; poco dopo, in agosto, sarebbe stato assassinato. Il suo intervento in It's So Hard suona come un addio, un ultimo lampo di energia prima che la canzone venisse definitivamente chiusa sull'album. Il risultato è un brano che oscilla tra lo sfogo e la danza, come se Lennon avesse trovato il modo di far sembrare la stanchezza una festa.