La storia dietro
Home, secondo DoReSol
La prima volta che ho ascoltato Home, ciò che più mi ha colpito è stato come Crow abbassi il volume e il ritmo per raccontare qualcosa che fa male. Non ci sono urla né colpi di chitarra, solo una voce sussurrata che si conficca quando dice "la mia casa è piena di bugie". Il brano non cerca di suonare epico: preferisce lo shuffle di una batteria leggera, chitarre acustiche che si intrecciano con riff elettrici taglienti e un’atmosfera che oscilla tra l’intimo e il crudo. È folk, ma con quel taglio blues che fa sembrare una ballata un colpo inaspettato.
È stato registrato in due studi diversi: prima al Kingsway a New Orleans, poi al Sunset Sound a Los Angeles. Il risultato è un suono caldo ma non levigato, come se il brano fosse nato da una conversazione a mezzanotte. Crow si è occupata di tutto: il testo, la musica, la produzione. L’album Sheryl Crow —da cui proviene questo singolo— ha rotto con lo stile collettivo del suo disco precedente, Tuesday Night Music Club, e qui si nota: ogni nota sembra pensata perché l’ascoltatore avverta il peso di ogni parola. Il video, in bianco e nero e diretto da Samuel Bayer, mostra Crow a un festival di corse di auto rurali, dove i vicini definiscono cosa sia "casa" per loro. Alla fine, è coperta di fango, come se la canzone stessa l’avesse trascinata in un luogo in cui il personale e l’universale si fondono.
Dall'album
Sheryl Crow
Sheryl Crow · 1996 · Track 3
Dati
Crediti
Testo Sheryl Crow
Musica Sheryl Crow