La storia dietro
Hard to Make a Stand (alternate version), secondo DoReSol
Questa versione alternativa di Hard to Make a Stand suona più grezza dell'originale, come se Crow avesse lasciato i microfoni aperti per catturare il momento esatto in cui la canzone si disfa e si ricompone. C'è un'aria di prova dal vivo, con respiri profondi tra le strofe e chitarre che sembrano rispondere all'istante, senza levigare gli spigoli. Il basso e la batteria si muovono in un ritmo che non si adatta del tutto ai classici quattro tempi, dandole un dondolio che invita a muovere i piedi senza sapere bene perché. È quel tipo di dettaglio che fa sì che, suonandola, tu senta di star decifrando un codice che non è scritto da nessuna parte.L'ha registrata ai Kingsway Studios, a New Orleans, con Mitchell Froom come produttore e Tchad Blake al missaggio.
L'album Sheryl Crow —da cui proviene questa registrazione— ha segnato una svolta nella sua carriera: per la prima volta, Crow si è fatta carico di quasi tutto, dai testi alla produzione, con collaborazioni occasionali. Il disco è uscito nel settembre 1996 ed è diventato un successo di massa, con certificazioni che superano i tre milioni di copie solo negli Stati Uniti. Ma al di là dei numeri, l'interessante sta in come la canzone oscilla tra il rock e il blues, con un cenno al country nella cadenza delle strofe. Non è la tipica ballata con una struttura prevedibile: i silenzi qui sono importanti quanto le note, e il ritornello arriva quando meno te lo aspetti, come se la canzone respirasse prima di sferrare il colpo finale.
Dall'album
Sheryl Crow
Sheryl Crow · 1996 · Track 15
Dati
Crediti
Musica Sheryl Crow, Bill Bottrell, Roy Scott Bryan, Todd Wolfe