Inizio · Canzoni · The Beatles · Getting Better
La storia dietro
Getting Better, secondo DoReSol
Questa canzone sembra fluttuare su un ronzio costante, quel tipo di base che passa inosservata ma che sostiene il tutto. I Beatles l’hanno costruita con accordi che si ripetono senza perdere forza, e il dettaglio sta nel modo in cui quel sottofondo quasi ipnotico si fonde con strati che cambiano sottilmente. George Harrison ha aggiunto un tocco indiano con una tambura nell’ultima strofa, conferendo alla melodia quell’aria che sembra provenire da un altro luogo. La batteria e il basso, invece, seguono un percorso a sé stante: il basso di Paul McCartney si muove con una calma che contrasta con i colpi secchi delle corde, come se camminasse senza fretta mentre il resto va avanti. È uno di quei brani in cui ogni strumento sembra avere il proprio ritmo, ma alla fine tutti finiscono per incontrarsi.
Il testo è nato da due visioni diverse. McCartney lo iniziò un giorno del 1967 mentre portava a spasso il suo cane a Hampstead, annotando idee su un pianoforte dal suono particolare, quasi stonato ma caldo. John Lennon, invece, le diede una svolta più cruda: i suoi versi sulla violenza nelle sue relazioni personali conferirono alla canzone un peso inaspettato. La cosa curiosa è che il titolo stesso nacque da una frase che Jimmie Nicol, il batterista che sostituì Ringo Starr in un tour in Australia, ripeteva spesso. La registrarono nel marzo del 1967 negli studi EMI di Londra, durante sessioni che non furono sempre tranquille: in una di esse, Lennon scambiò una pillola per LSD e finì per avere le vertigini sul soffitto dello studio, costringendo gli altri a tirarlo giù prima che si esponesse a un rischio inutile. Nonostante tutto, il risultato è rimasto un esempio di come l’ottimismo e l’ombra possano coesistere nella stessa canzone.
Dall'album
Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band
The Beatles · 1967
Dati