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La storia dietro
Getaway, secondo DoReSol
C'è qualcosa in Getaway che sa di fuga, ma non di una fuga qualsiasi: è il tipo di evasione che ti trascina senza preavviso. Il brano procede con un ritmo che sembra accelerare da solo, come se la canzone respirasse su due tempi: la base di basso e batteria che spinge senza sosta e la chitarra che si intreccia in giri melodici taglienti, come se ogni nota volesse infrangere lo stampo prima del tempo. Non è un brano che rimane fermo; persino nei silenzi tra i versi, la tensione permane, come un motore al minimo pronto a ripartire.
Kelly Jones lo registrò in mezzo a quella tempesta creativa che fu You Gotta Go There to Come Back, l'album che avrebbe chiuso un capitolo con Stuart Cable alla batteria. Il produttore —che era anche il cantante— cercava di catturare quell'energia grezza dei loro concerti dal vivo, dove lo spontaneo e il dettagliato convivevano senza conflitto. “Volevo qualcosa di sporco ma stratificato”, disse all'epoca, e Getaway ne è un buon esempio: gli ingegneri Andy Burden, Chris Steffen e Brian Vibberts lasciarono che i microfoni raccogliessero anche il fruscio delle corde, mentre Jack Joseph-Puig mixò tutto per non perdere neanche un grammo di quella immediatezza. Durava 4:09, ma in quel tempo ci sono più giri di quelli che sembra.
Dall'album
You Gotta Go There to Come Back
Stereophonics · 2003 · Track 5
Dati