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Mingus Ah Um

di Charles Mingus · Album Mingus Ah Um

Fables of Faubus

Durata 8:14

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Dall'album

Mingus Ah Um

Mingus Ah Um

Charles Mingus · 1959 · Track 7

Dati

Duración8:13
ÁlbumMingus Ah Um
Año1959
ISRCUSSM15900729

La storia dietro

Questo brano non è solo un tema jazz: è un grido musicale che si levò contro la paura organizzata. Fables of Faubus nacque come risposta diretta a un momento in cui il potere politico usò la forza per reprimere la dignità di nove adolescenti neri che volevano semplicemente andare a scuola. Nel 1957, il governatore dell’Arkansas, Orval Faubus, mobilitò la Guardia Nazionale per bloccare l’integrazione razziale alla Little Rock Central High School, un episodio oggi noto come la Little Rock Crisis. Mingus non compose una melodia astratta: costruì una linea musicale che pulsa con la stessa tensione respirata in quel settembre a Little Rock. Il risultato non suona come jazz da salotto; suona come una protesta che marcia sul basso.

La prima versione arrivò nel 1959 in Mingus Ah Um, registrato nel maggio di quell’anno per la Columbia Records. Ma la casa discografica censurò il testo, così rimase un brano strumentale di 8 minuti e 13 secondi in cui il contrabbasso di Mingus e la batteria di Dannie Richmond intrecciano una marcia scomoda, come se ogni nota trascinasse il peso delle baionette. Solo nell’ottobre del 1960 il tema poté urlare la sua indignazione: in Charles Mingus Presents Charles Mingus, pubblicato dalla casa discografica indipendente Candid, Mingus registrò la versione con le voci, questa volta intitolata Original Faubus Fables per problemi contrattuali. Qui, accanto a Eric Dolphy al sassofono e Ted Curson alla tromba, Mingus e Richmond si alternano in un dialogo di grida e sussurri che smonta il politico con ironia tagliente. Un critico dell’epoca lo definì un "classico sgarbo nero", in cui la satira diventa un’arma più affilata di qualsiasi discorso. Curiosamente, Mingus tornò più volte su questa canzone, modificando versi qua e là: in una registrazione del 1975, Richmond urla "Due, quattro, sei, otto, Nixon sapeva tutto di Watergate!", dimostrando che il brano non apparteneva solo al passato, ma era uno specchio che rifletteva ogni nuova ingiustizia.