La storia dietro
Everybody’s Jumpin’, secondo DoReSol
Il Everybody’s Jumpin’ del Dave Brubeck Quartet è uno di quei brani che ti catturano fin dai primi accordi: il basso di Eugene Wright disegna una linea melodica che si intreccia con il piano di Brubeck, mentre la batteria di Joe Morello imposta un ritmo che sfugge a ogni categorizzazione. Non è un valzer né un 4/4 convenzionale, ma un ondeggiamento che scivola tra il giocoso e l’ipnotico, come se il ritmo stesse raccontando una battuta che solo i musicisti comprendono. Registrato agli 30th Street Studio di New York City, il pezzo si insinua nelle crepe di un album che, nel 1959, osò sfidare lo status quo: il jazz poteva essere matematico senza perdere la sua anima.
Questo disco, Time Out, nacque dalla volontà della Columbia Records di sperimentare qualcosa di diverso. Il quartetto si esibiva già da anni nei club universitari e in tournée lungo la West Coast, ma fu in studio che trovarono lo spazio per osare. Everybody’s Jumpin’ non fa eccezione: la sua struttura gioca con accenti che si spostano, come se ogni strumento stesse raccontando la propria storia sullo stesso palco. Il risultato fu un album che, in meno di due anni, superò le mezzo milione di copie vendute e divenne il primo disco jazz a raggiungere il milione. Anni dopo, nel 2011, la Recording Industry Association of America gli conferì il doppio disco di platino, ma nel 1959 ciò che contava era altro: dimostrare che il jazz poteva essere popolare senza tradire la sua essenza.
Dall'album
Time Out
The Dave Brubeck Quartet · 1959 · Track 6
Dati
Crediti
Musica Dave Brubeck