La storia dietro
Cocos en la playa, secondo DoReSol
In Cocos en la playa il tempo sembra fermarsi. Non è solo il ritmo che si dondola tra il pop e la tradizione messicana, ma quella sensazione di ascoltare qualcosa che già conoscevi senza saperlo. Lafourcade fa sì che il brano sembri una memoria collettiva: la sua voce si intreccia con i cori della April e gli arrangiamenti di archi che ricordano i vecchi dischi della Cancionera, ma con una freschezza nuova, come se la canzone fosse stata custodita in un cassetto di legno e solo ora venisse esposta al sole. Il dettaglio che più spicca è l’uso del loop di percussioni, che non segue il tempo standard di 4/4, ma uno schema che si allunga e si contrae, donandogli quell’aria di improvvisazione controllata che rende ogni ascolto diverso.
Registrato alla fine del 2024 negli studi della Sony Music Mexico, il brano è nato da tre settimane di sessioni su nastro analogico con diciotto musicisti dal vivo. Lafourcade e Adán Jodorowsky volevano catturare la magia di un momento senza editing digitale, come se l’intero disco fosse un’unica presa. Il risultato è un pezzo in cui l’eco dei cocos che cadono sulla sabbia si fonde con le chitarre acustiche e i cori, creando una texture che oscilla tra l’intimo e l’epico. Non ci sono ritocchi in studio per ammorbidire i contorni: ciò che ascolti è ciò che è stato registrato, con le sue imperfezioni e i suoi lampi di genio.
Dall'album
Cancionera
Natalia Lafourcade · 2025 · Track 3
Dati