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La storia dietro
Chamán, secondo DoReSol
Chamán è una di quelle canzoni che non suonano come il resto dell’album. Con i suoi cinque minuti e dodici secondi, si staglia al centro di Sueños Líquidos come un viaggio sonoro in cui la chitarra e la batteria si intrecciano in un ritmo che non chiede permesso. Non è solo il tempo a farla risaltare: c’è qualcosa nella miscela di armonici e percussioni che evoca quell’aria costiera di Puerto Vallarta, il luogo dove la band ha registrato il disco. L’acqua, come elemento centrale dell’album, qui non è solo un tema lirico, ma quasi un personaggio in più nella canzone.
La registrazione di Sueños Líquidos nel 1997 segnò una svolta per i Maná. Il disco venne pubblicato nell’ottobre di quell’anno e, nel giro di pochi mesi, superò il milione di copie vendute negli Stati Uniti e in Spagna. Chamán fu fondamentale in questo balzo: regalò alla band il suo primo Grammy nella categoria Best Latin Rock/Alternative Performance, oltre a un Premio Lo Nuestro. Ma al di là dei riconoscimenti, ciò che è interessante è come il suono della canzone —con i suoi strati di chitarre e quel basso che sembra fluire— rifletta lo spirito dell’album: un tentativo di catturare l’essenza dell’acqua in ogni nota.
Dall'album
Sueños líquidos
Maná · 1997 · Track 4
Dati