Accordi in preparazione
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La storia dietro
Cero y uno, secondo DoReSol
Questa canzone sembra un viaggio in cui ogni nota sembra muoversi tra due stati: il silenzio e il rumore, il minimo e il massimo. La fusione di ritmi acustici con colpi elettronici le conferisce un impulso che non sta mai fermo, come se la band stesse testando i limiti di ciò che può suonare "normale" in una canzone. Il titolo Cero y uno non è casuale: parla di quella tensione tra ciò che non si dice e ciò che esplode, tra ciò che non esiste e ciò che si costruisce nota dopo nota.
La registrarono a Naucalpan, proprio dove la band provava e dove la Metro della Città del Messico si collega con il quartiere che li ha visti nascere. Era il 2003, quando i Café Tacvba già da anni stavano infrangendo schemi, ma questo disco li portò su un terreno nuovo: per la prima volta usarono batteria e percussioni reali invece di loop programmati. Rubén Albarrán firmò come Élfego Buendía, un altro omaggio all’interno di un album che gioca con le identità. Tra i produttori ci furono Dave Fridmann e Gustavo Santaolalla, ma anche Aníbal Kerpel e Andrew Weiss, che contribuirono a dare quella miscela di rozzezza e precisione che fa sì che Cero y uno suoni come un esperimento andato a buon fine.
Dall'album
Cuatro caminos
Café Tacvba · 2003 · Track 1
Dati