Inizio · Canzoni · Astor Piazzolla · Camorra II
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La storia dietro
Camorra II, secondo DoReSol
La Camorra II non è solo un brano di tango, ma un colpo secco di armonia che si pianta nell’orecchio fin dal primo accordo. Piazzolla la allunga per oltre sette minuti senza che il ritmo ne risenta, come se ogni nota respirasse in un tempo che rifiuta di essere imprigionato dalla struttura tradizionale. L’accordion qui non suona come nostalgia di periferia, ma come qualcosa di più audace: musica che si rifiuta di stare ferma, che avanza con passi felpati ma con lo sguardo fisso sul futuro. Ciò che più sorprende è come il fraseggio — a volte tagliente, altre trascinato — oscilli tra il classico e ciò che allora suonava come eresia per i puristi.
La registrò negli anni settanta, quando aveva già deciso che il tango non era un museo, ma un laboratorio in movimento. Era appena tornato da Parigi, dove aveva studiato con Nadia Boulanger e imparato che la dissonanza non era un errore, ma un altro modo di dire. Prima aveva suonato nell’orchestra di Aníbal Troilo, ma quando cominciò a smontare gli schemi del genere per ricostruirli, quelli della Guardia Vieja lo bollarono come traditore. I dischi non passavano in radio, i critici lo chiamavano “l’assassino del tango”, e le case discografiche gli chiudevano le porte perché le sue composizioni puzzavano di rischio. Ma lui andava avanti, convinto che ciò che faceva non fosse tango vecchio travestito, ma musica contemporanea di Buenos Aires. E in questa Camorra II, l’accordion suona come una sfida.
Dall'album
The Soul of Tango, Greatest Hits
Astor Piazzolla · 2021 · Track 8
Dati