La storia dietro
La versione di Led Zeppelin di Bring It On Home è un buon esempio di come una canzone possa avere radici profonde e, allo stesso tempo, essere trasformata dalla visione di altri musicisti. Originariamente, il brano fu scritto da Willie Dixon, un nome fondamentale nel blues. La prima volta che questa canzone fu registrata fu nel 1963, interpretata da Sonny Boy Williamson II. Per quella registrazione, Sonny Boy fu accompagnato da musicisti come Matt "Guitar" Murphy alla chitarra, Milton Rector al basso, Al Duncan alla batteria e Lafayette Leake o Billy Emerson all'organo. Curiosamente, questa versione originale non divenne pubblicamente nota fino al 1966, tre anni dopo la sua registrazione, quando apparve sull'album The Blues Real Folk e fu anche pubblicata come singolo.
Quando i Led Zeppelin decisero di includere Bring It On Home nel loro secondo album, Led Zeppelin II, pubblicato nel 1969, le diedero il loro tocco personale. La band britannica, formata da Jimmy Page, Robert Plant, John Paul Jones e John Bonham, registrò la canzone tra gennaio e agosto del 1969 in vari studi negli Stati Uniti e nel Regno Unito. La produzione dell'album, inclusa questa traccia, fu responsabilità di Jimmy Page, con Eddie Kramer come ingegnere. L'introduzione della loro versione è un chiaro omaggio all'interpretazione di Sonny Boy Williamson II, ma da lì in poi, Page e Plant svilupparono una composizione originale. La parte di armonica di Plant, ad esempio, fu registrata a Vancouver mentre la band era in tour, dimostrando un modo di lavorare flessibile e sfruttando le opportunità che si presentavano. Questa canzone, con la sua durata di 4:21, divenne parte di un album che mostrava l'evoluzione dello stile dei Led Zeppelin, mescolando influenze blues con il loro caratteristico suono basato su riff di chitarra. La canzone risuonò persino in momenti successivi, come al matrimonio di Jason Bonham nel maggio 1990, dove i membri sopravvissuti dei Led Zeppelin la eseguirono.