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La storia dietro
Breakfast in America, secondo DoReSol
Quando ci si imbatte in Breakfast in America, la prima cosa che colpisce è quella sensazione di giocosa fantasia su un paese lontano, raccontata dalla prospettiva di qualcuno che solo lo immagina. Il testo, scritto da Roger Hodgson molto prima che la canzone vedesse la luce, dipinge un quadro degli Stati Uniti attraverso gli occhi di un giovane britannico, pieno di stereotipi e aspettative. È come se stesse sognando ad occhi aperti il "sogno americano", mescolando umorismo con una sottile critica alle idee preconcette. L'interessante è che, sebbene il testo abbia quasi un decennio di anzianità al momento della registrazione, Hodgson vi si aggrappa, sentendo che cattura un'innocenza che non vuole perdere. La musica accompagna perfettamente quell'atmosfera, con un ritmo vivace e un arrangiamento che le conferisce un'aria quasi teatrale, quasi da vodevil, che la rende molto accessibile.
Questo brano, che dà anche il titolo all'album del 1979, è stato un punto chiave nella carriera dei Supertramp. Fu registrato tra maggio e dicembre 1978 a Los Angeles, e fece parte di un album che divenne il più venduto della band. Sebbene negli Stati Uniti siano stati privilegiati altri singoli, Breakfast in America ebbe un'ampia diffusione radiofonica e divenne un successo in Europa, raggiungendo il nono posto nel Regno Unito e la top 10 in altri paesi. La canzone ha risuonato anche nelle generazioni successive, essendo campionata da artisti come Drake e reinterpretata dal vivo da James Blunt. Musicalmente, il brano si basa sul pianoforte elettrico Wurlitzer di Hodgson, con una linea di basso melodica, una batteria precisa e un assolo di clarinetto di spicco di John Helliwell, il tutto contribuendo al suo suono distintivo e orecchiabile.
Dall'album
Breakfast in America
Supertramp · 1979
Dati
Crediti
Musica Rick Davies, Roger Hodgson