La storia dietro
Blueski, secondo DoReSol
Il brano Blueski degli Underworld è un lampo di quei momenti in cui il suono diventa quasi fisico. Non è solo un altro pezzo del loro catalogo: ha un battito che pulsa in due minuti e mezzo, con un groove ancorato a strati di sintetizzatori e percussioni che non sembrano un loop ripetuto, ma un organismo vivo. Il riff che apre la traccia non chiede permesso: entra diretto, con una chiarezza che contrasta con la densità del resto dell’album, come se qualcuno avesse lasciato la porta socchiusa per far entrare aria fresca in mezzo alla tempesta elettronica.
Lo registrarono nello studio casalingo di Rick Smith, che si occupò anche di perfezionare ogni dettaglio nel ruolo di ingegnere. Non cercavano un disco levigato al millimetro, ma di catturare quell’energia grezza che già si respirava nei loro concerti dal vivo. Blueski uscì come parte di Second Toughest in the Infants, un album che nel 2015 ristamparono con versioni rimasterizzate, ma che già allora lasciava chiaro che gli Underworld non seguivano regole: mescolavano ritmi abrasivi con melodie che si attaccavano come colla, e questo brano era la prova che potevano passare dall’intimo all’epico in meno di tre minuti.
Dall'album
Second Toughest in the Infants
Underworld · 1996 · Track 7
Dati
Crediti
Musica Karl Hyde, Rick Smith