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La storia dietro
besame mucho, secondo DoReSol
Consuelo Velázquez compose Bésame mucho nel 1932 senza aver mai vissuto un bacio d’amore. Il testo nacque da quella contraddizione: un desiderio che il mondo vedeva ancora come peccato. La melodia, invece, si ispirò a Quejas, o la maja y el ruiseñor, un frammento di Goyescas di Enrique Granados che le conferì quell’aria di nostalgia contenuta. Ma il bolero non trovò il suo momento fino a anni dopo, quando la Seconda Guerra Mondiale trasformò ogni storia d’amore in un sospiro fragile. Fu allora, tra lettere che non arrivavano e promesse infrante, che la canzone divenne inno senza volerlo.
La prima volta che fu ascoltata fu nella voce di Emilio Tuero, ma il brano sfuggì presto di mano. Lucho Gatica e Pedro Infante se ne impossessarono, mentre Andy Russell lo portò nella Hot 100 nel 1944 e The Beatles lo inclusero nella loro audizione fallimentare per la Decca nel 1962. Paul McCartney lo ricordò così: ciò che lo colpì fu quel passaggio dal do minore al maggiore, un istante in cui la tristezza si spezza in luce. Ray Conniff ne diede una versione strumentale nel 1960, e da allora oltre cento voci l’hanno plasmata: da Frank Sinatra a Soda Stereo, passando per Il Divo e Thalía. Nel 1999 risultava già la canzone più reinterpretata in spagnolo. Durava 3:47 nella sua versione canonica, ma nel tempo divenne eterna.
Dall'album
Bésame mucho
Consuelo Velázquez
Dati