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Dall'album
Os Mutantes
Os Mutantes · 1968 · Track 7
Dati
La storia dietro
Bat macumba suona come un ritual che si accende e si spegne in tre minuti. Non è una canzone che si ascolta, ma una che ti cattura: il basso entra con un groove che non sembra rock convenzionale, ma qualcosa di più selvaggio, come se la band avesse preso in prestito il ritmo di un tamburo tribale e lo avesse infilato in un amplificatore distorto. La voce dei Os Mutantes si muove tra il melodico e il caotico, con quel tocco di umorismo che li ha sempre caratterizzati, ma qui c'è qualcosa di più: un'urgenza, come se il brano fosse stato registrato in un'unica take, senza tempo per aggiustamenti. La fine improvvisa e senza saluti lascia la sensazione che la festa sia finita di colpo.
Fu registrata nel 1968, in un Brasile che iniziava a mescolare il tradizionale con il moderno. L'album Os Mutantes —il loro esordio— uscì inizialmente in vinile nello stesso anno, e poi in CD nel 1992 e nel 2006, questa volta con etichette come Polydor Records, Omplatten Records e Universal Records. Non volevano suonare come nessun altro, ma come loro stessi: rock psichedelico con testi che giocano con l'assurdo, chitarre che si intrecciano in loop inaspettati e una produzione che, seppur modesta, riuscì a catturare quell'energia. La rivista Rolling Stone la inserì tra i 100 dischi più importanti della musica brasiliana, ma in fondo Bat macumba non ha bisogno di etichette. La sua forza sta in quel minuto e mezzo di caos controllato che, decenni dopo, continua a suonare fresco.