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Dall'album
Blowin' in the Wind
Bob Dylan · 2022 · Track 11
Dati
TonalidadEm
Compás4/4
Tempo76 BPM
Duración5:07
ÁlbumBlowin' in the Wind
Año2022
ISRCUSSM10007453
La storia dietro
La Ballad of Hollis Brown ci immerge in una storia cruda e desolante, narrata dalla prospettiva di un contadino nel South Dakota. Il testo ci trasporta in uno scenario di estrema povertà, dove la disperazione porta un uomo a un atto finale e tragico: porre fine alla vita di sua moglie, dei suoi cinque figli e, infine, alla propria. Ciò che rende questo brano particolarmente toccante è come Bob Dylan utilizzi la seconda persona, rivolgendosi direttamente a "tu", creando una connessione immediata e inquietante con l'ascoltatore. Ci mette nei panni del protagonista, facendoci sentire la sua angoscia e l'impossibilità di sfuggire alla sua situazione. La composizione musicale, con la sua chitarra acustica suonata in stile *flatpicking* e un'accordatura particolare (*double-dropped D tuning* con capotasto), rafforza l'atmosfera cupa e il peso della narrazione. Il testo originale menziona che la struttura melodica e gli accordi di questa canzone affondano le radici in forme musicali evolutesi nelle Appalachian Mountains, e che si basano sulla ballata inglese "Pretty Polly", adattando quel tema oscuro a un contesto rurale contemporaneo.
Questa registrazione della Ballad of Hollis Brown fu realizzata il 7 agosto 1963 e fa parte dell'album The Times They Are A-Changin', pubblicato nel 1964. Tuttavia, la canzone era già stata registrata in sessioni precedenti, nel novembre 1962, per l'album The Freewheelin' Bob Dylan, sebbene quella versione sia rimasta un scarto. Le esibizioni dal vivo tra il 1962 e il 1964 includevano solitamente l'armonica e uno strumming di accordi, diverso dallo stile più elaborato della versione in studio. Dylan ha interpretato questa canzone in numerose occasioni nel corso della sua carriera, dal 1962 fino ben oltre il XXI secolo, superando le 200 esibizioni dal vivo. La produzione della versione inclusa nell'album fu curata da Tom Wilson, e l'etichetta discografica fu la Columbia. Il testo, diviso in undici strofe, dipinge un quadro di miseria assoluta, e il finale, con l'immagine di sette persone morte in una fattoria e la menzione di sette nuove nascite in lontananza, lascia una porta aperta all'interpretazione sul ciclo della sofferenza umana o sulla speranza.