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La storia dietro
Baby You're So Strange, secondo DoReSol
Ci sono canzoni che suonano come un sospiro intrappolato in un riff di sintetizzatore. Baby You're So Strange è una di queste: inizia con un basso che si intreccia in una melodia circolare, quasi ipnotica, e all’improvviso esplode in un ritornello dove la voce dei Icehouse si spezza come se il cantante non potesse credere a ciò che sta dicendo. Non è un brano che si ascolta di getto; bisogna lasciare che il loop di sette battute si depositi nella testa, perché lì sta la sua magia: quel momento in cui la ripetizione smette di essere ossessiva e diventa coinvolgente. Il basso non si limita a portare il ritmo, ma disegna un percorso che il resto degli strumenti segue come se fosse scritto nell’aria.
Lo registrarono nel 1989, quando gli Icehouse già da anni si muovevano tra il rock sintetico e gli arrangiamenti che sembravano di un futuro prossimo. Il brano apparve in Great Southern Land, un album che non cercava il successo di massa, ma un disco in cui ogni canzone respirasse di vita propria. Nella versione australiana, la tracklist cambiava a seconda del formato — su vinile a doppia faccia, cassetta o CD —, ma Baby You're So Strange occupava sempre lo stesso posto: subito dopo Touch the Fire, come se fosse il contrasto perfetto tra fuoco e stranezza. Durava tre minuti e cinquantanove secondi, il tempo giusto perché l’ascoltatore si lasciasse trasportare da quella sensazione secondo cui, a volte, ciò che è strano può essere il più familiare.
Dall'album
Great Southern Land
Icehouse · 1989 · Track 13
Dati