La storia dietro
Au Revoir, secondo DoReSol
OneRepublic ha spinto il loro sound pop-rock al limite in Au Revoir, un brano che si distingue per la struttura impeccabile e quell’aria malinconica che avvolge ogni nota. Con quasi cinque minuti di durata, la canzone gioca con cambi di ritmo sottili ma efficaci, dove la batteria e il basso si intrecciano in un groove che non molla fino all’ultimo accordo. Non è solo un altro pezzo del loro album Native: qui la band sfrutta lo spazio tra i versi per far respirare la melodia, qualcosa che pochi brani pop mainstream riescono a fare senza perdere il gancio.
Registrata a Los Angeles con una squadra ridotta ma precisa, Au Revoir è nata durante le sessioni di Native, un disco che la band aveva in programma di pubblicare alla fine del 2012 ma che hanno posticipato per aggiustare dettagli. Il risultato è stato un album che, senza volerlo, ha finito per dominare le classifiche: il suo terzo singolo, Counting Stars, è arrivato al top 5 della Billboard Hot 100 e ha trascorso settimane al primo posto nel Regno Unito. Tuttavia Au Revoir è rimasta come una pausa diversa all’interno della raccolta, un brano in cui la produzione di Brent Kutzle —anche ingegnere— e il missaggio di Ryan Lipman e Joe Zook gli conferiscono quella lucentezza organica che contrasta con il resto del materiale. La band, formata a Colorado Springs nel 2003 e consolidatasi in California anni dopo, aveva già dimostrato la capacità di connettere con pubblici globali, ma qui l’approccio è stato diverso: meno esplosivo, più intimo.
Dall'album
Native
OneRepublic · 2013 · Track 8
Dati
Crediti
Musica Ryan Tedder, Brent Kutzle