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Kendrick Lamar · 0

di Kendrick Lamar · Album

Alright

Tonalità Gm Tempo 109 bpm Metro 4/4 Durata 3:39
Capotasto 0
Tonalità Gm
Vel.
◫ Modalità Cinema

Dati

TonalidadGm
Compás4/4
Tempo109 BPM
Duración3:39
CompositorK. Duckworth / Mark Spears / Pharrell Williams
ISRCUSUM71502498

Crediti

Musica K. Duckworth, Mark Spears, Pharrell Williams

La storia dietro

Ci sono canzoni che non solo suonano, ma diventano un battito collettivo. Alright è una di queste. Non è solo un brano di Kendrick Lamar in To Pimp a Butterfly (2015), ma un grido di speranza che ha risuonato oltre gli altoparlanti: il suo ritornello, quel "We gon' be alright" ripetuto con una cadenza quasi ipnotica, è finito per essere intonato nelle marce in tutto il paese. La magia sta nel modo in cui il suono —con i suoi ottoni jazz che sembrano elevarsi sopra il caos e un ritmo che oscilla tra il marziale e l’organico— riesce a trasmettere quella miscela di urgenza e calma che definisce la canzone. Pharrell Williams, che ha prodotto l’instrumental nel 2014, ha dato al brano quella melodia orecchiabile che funziona come un respiro nel mezzo della tempesta. Curiosamente, all’inizio Lamar non era sicuro di includerla nell’album: gli sembrava che il beat non si adattasse all’essenza jazz e funk del disco, ma il lavoro di Sounwave e Terrace Martin per sistemare le percussioni lo ha infine convinto. Il risultato è un brano che non suona come un rap convenzionale, ma come qualcosa di più ampio, come se l’hip-hop avesse incontrato una banda militare in piena improvvisazione.

Il testo, invece, gioca con una metafora ricorrente nell’album: quella di Lucy, un personaggio che cresce insieme al narratore e rappresenta le ombre che lo perseguitano. Lamar apre il brano con un frammento de The Color Purple di Alice Walker ("Alls my life, I had to fight"), e lo chiude con un verso crudo sui suoi pensieri suicidi in un albergo, dove Lucy sembra avvolgerlo ("The evils of Lucy was all around me"). Ma tra questi estremi, il brano scorre con un’energia che contrasta con il suo contenuto: il ritornello, cantato da Pharrell, agisce come un faro. Non è un caso che, nel 2019, la Pitchfork l’abbia eletta come la miglior canzone del decennio: la sua capacità di essere al tempo stesso intima e universale l’ha resa inevitabile. Il video, girato in bianco e nero e diretto da Colin Tilley e The Little Homies, rafforza questa dualità: mostra scene quotidiane di quartieri afroamericani intrecciate a immagini di Lamar a quote impossibili, come se l’ascesa fosse sia fisica che emotiva. Nel 2015, il brano è stato candidato a quattro Grammy Awards, vincendo come Miglior Interpretazione Rap e Miglior Canzone Rap, e l’anno successivo è diventato un inno involontario del movimento Black Lives Matter. Nel 2022, era già parte della storia: Lamar, insieme a leggende come Dr. Dre, Snoop Dogg e Eminem, l’ha eseguita all’intervallo del Super Bowl LVI. Non è esagerato dire che, in soli tre minuti e trentanove secondi, Alright è riuscita a fare qualcosa che poche canzoni ottengono: essere colonna sonora di una lotta e, al tempo stesso, un promemoria che, qualsiasi cosa accada, andrà tutto bene.

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